Descrizione

Descrizione

Statua in bronzo raffigurante la Dea Hecate anziana, portatrice di saggezza che guida con la suo torcia le anime attraverso l’oscurità.

Ecate divinità ctonia originaria dell’Asia Minore, venerata poi in Grecia in un culto trinitario con
Artemide e con Demetra, era signora del regno infero, della magia e del sortilegio. I suoi simulacri
venivano eretti nell’interno delle case, alle porte delle città, nei trivii e nei quadrivii da ciò le derivò
anche l’appellativo di Trivia. Era detta triforme e come tale veniva spesso rappresentata (con tre teste
e tre corpi), appunto per ricordare le sue tre attribuzioni: celeste (Artemide), terrestre (Demetra) e
ctonia (Ecate).

A Roma Ecate veniva assimilata a Diana nella sua veste lunare e magica. I suoi riti venivano in
genere affettuati nei trivii e nei quadrivii. Nei trivii si esercitavani i culti relativi ai filtri d’amore e alle
pozioni curative, nei quadrivii, in cui in genere veniva sacrificato un gallo, si effettuavano i riti per la
consultazione dei morti e per i malefici.

Ecate è la protettrice delle strade, degli incroci e dei passaggi, le sue statue e altari si
trovavano davanti alle case o lungo le vie, come protezione per i viandanti. Il corteo che
l’accompagnava era composto da spettri e cani ululanti: per tale ragione si usava mettere agli incroci
delle strade offerte di cibo, per renderla benevola, in particolare l’ultimo giorno di ogni mese, a lei
dedicato. Ecate rappresentava l’aspetto più misterioso della luna, quello nella fase calante, in
relazione con le streghe e i riti magici. Protettrice dei cani, animali a lei consacrati, insieme alla
colomba. Il centro più importante del culto era ad Egina, dove le venivano sacrificati cani e vittime dal
pelo nero, come a tutte le altre divinità degli Inferi, ma era invocata anche per il buon raccolto.
Nei riti orfici era venerata insieme a Demetra e a Cibele ed è raffigurata trimorfa, con tre corpi
diversi, o con tre teste: la giovane, la madre e l’anziana. Il numero tre è il suo numero sacro. Le sue
figlie erano chiamate Empuse, esseri mostruosi che potevano assumere diversi aspetti sia animali che
umani. In ambito romano prevalse l’aspetto misterioso e magico: Ecate era la strega e la dea della
notte. In età imperiale ad Antiochia le venne dedicato un tempio sotto il quale si apriva una grande
cripta per la celebrazione dei riti.

Nel famoso episodio del ratto di Persefone, Ecate è presente e la accompagna agli inferi, da
quel momento « la regina Ecate divenne colei che precedeva e seguiva Persefone»: pertanto, è sia
una guida che una protettrice. In tal modo, essa acquisisce una nuova caratterizzazione e il ruolo più
ampio e generalizzato di traghettatrice delle anime dei defunti.
Nel mito fu Ecate a sentire la richiesta di aiuto di Persefone, rapita da Ade, così da avvertire Demetra
e riportarle la figlia dal regno dei morti
“Ma quando infine giunse per la decima volta la fulgente aurora
le venne incontro Ecate reggendo con la mano una torcia;
e, desiderosa di informarla, le rivolse la parola, e disse:
“Demetra veneranda, apportatrice di messi, dai magnifici doni,
chi fra gli dei celesti o fra gli uomini mortali
ha rapito Persefone, e ha gettato l’angoscia nel tuo cuore?
Infatti, io ho udito le grida ma non ho visto con i miei occhi
chi fosse il rapitore: ti ho detto tutto, in breve e sinceramente”.
Così dunque parlò Ecate; e non le rispose
la figlia di Rea dalle belle chiome; invece, rapidamente, con lei
mosse, stringendo nelle mani fiaccole ardenti…”

Tutte le maghe, come Medea e Circe, la invocavano nella preparazione di filtri ed incantesimi.
A lei era consacrata la Sibilla Cumana, che traeva da Ecate la capacità di dare responsi, provenienti
anche dagli spiriti dei morti. In epoca più antica era raffigurata come una giovane donna vestita con
chitone e recante fiaccole nelle mani, spesso vicina a Cerbero.
Lo scultore Alkamenes, come racconta Pausania, fece la dea trimorfa, con tre corpi molto
vicini tra di loro.

Ecate fu la dea dei morti, degli inferi, intermediaria fra umano e divono, dea degli incroci, della
luna. Sull’origine di Ecate vi sono due tradizioni: secondo Esiodo deriva dai Titani, secondo una
tradizione più tarda sarebbe figlia di Zeus e Hera. In un inno a lei dedicato, Esiodo dice che Zeus la
favorì più di tutti gli altri dei, perché era l’intermediaria fra gli esseri immortali e quelli terrestri.
A Roma, Ecate sarà chiamata Trivia: protettrice delle zone pericolose come il trivium la zona
di incontro di tre vie. In epoca classica si credeva che i fantasmi vagassero senza posa come anime
in pena in una sorta di Limbo, dopo una morte prematura o violenta. Si credeva inoltre che questi
infestassero quei sepolcri e crocicchi che erano consacrati ed Ecate ed erano il teatro delle sue
invocazioni.

Nell’iconografia tradizionale, quindi, è rappresentata come figura luminosa dal triplice aspetto
e dal triplice volto: umano nella sua forma terrestre, equino nella sua veste lunare e canino nel suo
habitus infernale.
Diventa anche la divinità che presiede alla nascita e alla morte venendo invocata – non a
caso – in momenti astrologici di particolare pregnanza simbolica, come ad esempio il plenilunio. In
questa circostanza ad Ecate venivano offerti dei banchetti rituali.
Ecate è anche dea-strega e si accompagna a cani ululanti: questi demoni-cani sono
paragonabili, quindi, ai fantasmi notturni che si credeva accompagnassero la dea durante le sue
apparizioni e potevano portare l’uomo alla pazzia. La loro funzione era quella di esaudire le
invocazioni e le maledizioni pronunciate dal mago nel corso delle cerimonie negromantiche, in cui
non si mancava mai di pronunciare il nome di Ecate. Per chiedere l’aiuto di Ecate si ricorreva
all’utilizzo di simboli, emblemi o mezzi magici, come la cosiddetta “trottola di Ecate”, una sfera dorata
costruita attorno a uno zaffiro e fatta girare tramite una cinghia di cuoio, con sopra dei caratteri incisi.
Facendola girare l’operatore magico era solito operare delle invocazioni. Girandolo, produceva dei
suoni particolari, imitando il verso di una bestia, ridendo o facendo piangere l’aria.
In una grotta, Ericto tenta di rianimare un cadavere con l’invocazione di Ecate, che le permette
di entrare in contatto col morto. La seguono i cani ctonii, divoratori di anime e malvagi, il lato più
oscuro della Dea (Lucano, Bellum civile).

Orazio descrive l’evocazione negromantica delle due streghe Sagana e Canidia, col sacrificio
di un’agnella nera, e i cani infernali che ululano in lontananza (Satire, VIII). Anche Virgilio nomina i
cani ululanti che accompagnano la Dea, e Apollonio di Rodi li descrive raucamente abbaianti, quando
Ecate, con la chioma di orribili serpenti, emerge dalla terra. La loro funzione era esaudire invocazioni
e maledizioni pronunciate durante le cerimonie, dedicate ad Ecate.
Per i neoplatonici Ecate è una divinità oracolare, che si attiva attraverso simboli, emblemi o
strumenti, come lo iugx, la “trottola di Ecate”, descritta da Psello come “sfera dorata costruita attorno a
uno zaffiro e fatta girare tramite una cinghia di cuoio, con sopra dei caratteri incisi.” Questo strumento
sferico, triangolare, o di altra forma, girando, produceva suoni particolari, come il verso di una bestia,
ridendo o facendo piangere l’aria, ed era in grado di ispirare visioni profetiche. Ecate era dea lunare,
oracolare e soprattutto maga.
Nella basilica neopitagorica ritrovata a Roma, nella fossa dei sacrifici sono stati rinvenute ossa
di cani e maiali, i doni che si facevano alla Dea Terra in veste ctonia.
Nell’iconografia, Ecate è una e trina ma talvolta appare con un solo corpo e quattro braccia con
cui porta una torcia accesa, due torce accese, serpente, coltello, chiave, specchio, accompagnata da
un cane, o da due cani. Nelle raffigurazioni in cui è trina, o Trivia, reca sul capo una fiamma, una luna,
un berretto frigio con raggi.

Ecate è signora della soglia, guardiana di accessi e strade, protettrice dei percorsi, protettrice
dei trivi, protettrice della prostituzione sacra.

Ecate è la protettrice delle strade, degli incroci e dei passaggi, le sue statue e altari si
trovavano davanti alle case o lungo le vie, come protezione per i viandanti. Il corteo che
l’accompagnava era composto da spettri e cani ululanti: per tale ragione si usava mettere agli incroci
delle strade offerte di cibo, per renderla benevola, in particolare l’ultimo giorno di ogni mese, a lei
dedicato. Ecate rappresentava l’aspetto più misterioso della luna, quello nella fase calante, in
relazione con le streghe e i riti magici. Protettrice dei cani, animali a lei consacrati, insieme alla
colomba. Il centro più importante del culto era ad Egina, dove le venivano sacrificati cani e vittime dal
pelo nero, come a tutte le altre divinità degli Inferi, ma era invocata anche per il buon raccolto.
Nei riti orfici era venerata insieme a Demetra e a Cibele ed è raffigurata trimorfa, con tre corpi
diversi, o con tre teste: la giovane, la madre e l’anziana. Il numero tre è il suo numero sacro. Le sue
figlie erano chiamate Empuse, esseri mostruosi che potevano assumere diversi aspetti sia animali che
umani. In ambito romano prevalse l’aspetto misterioso e magico: Ecate era la strega e la dea della
notte. In età imperiale ad Antiochia le venne dedicato un tempio sotto il quale si apriva una grande
cripta per la celebrazione dei riti. Nel mito fu Ecate a sentire la richiesta di aiuto di Persefone, rapita da
Ade, così da avvertire Demetra e riportarle la figlia dal regno dei morti.

Sul lago Averno vi era un boschetto sacro a Ecate, lì si svolgevano i riti e il lago era ritenuto
una delle entrate per l’oltretomba, dove si recava la gente per conoscere il futuro dagli spiriti dei morti.

Nei Papiri magici si legge
“Accostati a me, divina signora
Selene dai tre volti
regina che porti la luce a noi mortali
tu che chiami dalla notte
faccia di toro
amante della solitudine
dea dei crocicchi
Sii pietosa con me che t’invoco
ascolta gentile le mie preghiere
tu che regni di notte sovra il mondo intero”
(Papyri magici)

Apollonio di Rodi, nelle Argonautiche, racconta di un incantesimo fatto da Medea per salvare gli
argonauti dal mostro Telos, un gigante di bronzo che scaglia rocce contro di loro:
“Qui invocò e propiziò con incantesimi
le Chere mortali le cagne veloci dell’Ade
che s’aggirano per tutto l’etere dando la caccia ai viventi
Tre volte le supplicò tre volte le evocò con incantesimi
tre volte con preghiere e creandosi un cuore malvagio
ammaliò con occhi nemici gli occhi dell’uomo di bronzo
e digrignando gli mandò contro bile malefica
e orribili immagini nel suo tremendo furore”
Orazio racconta delle sacerdotesse di Ecate
“Quando torna la luna piena in mezzo al cielo, eccole
a razzolare in cerca d’erbe velenose e d’ossa.
Io proprio io, ho visto qui Canidia, avvolta
in un mantello nero, aggirarsi a piedi nudi
coi capelli scomposti, insieme a Sagana,
(la più vecchia) che gridava a mo’ di lupa,
eran pallide e orrende tutt’e due…
La prima strega invoca Ecate, e l’altra la selvaggia
Tisifone: e si cominciava già a vedere
i serpenti e le cagne dell’inferno”
Callimaco riferisce
“Ma nessuno degli immortali o degli uomini mortali
udì la sua voce e nemmeno gli olivi dagli splendidi frutti
Solo la figlia di Perseo, che ha candida mente
Ecate dal diadema luminoso, nel suo antro,
e il divino Elio splendido figlio di Iperione
udivano la fanciulla che invocava il padre Cronide”

Esiodo nella Teogonia
… che fra tutti Zeus Cronide onorò, e a lei diede illustri doni,
che potere avesse sulla terra e sul mare infecondo
anche nel cielo stellato ha una sua parte d’onore
e dagli Dei immortali è sommamente onorata
Preghiera latina ad Ecate e a Giano:
“Salve, o madre degli dei, dai molti nomi, dalla bella prole
salve, o Ecate, custode delle porte, di gran potenza
ma anche a te salve, o Giano, progenitore, Zeus imperituro
salve Zeus supremo
rendete luminoso il cammino della mia vita,
colmo di beni, stornate i funesti morbi
dalle mie membra, e l’anima, che sulla terra delira,
traete in alto, purificata dalle iniziazioni che risvegliano la mente”

La Soffitta delle Streghe

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