Descrizione

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Mala in Quarzo Ialino:

Il nome del quarzo ialino deriva dal greco hyalos, che significa vetro, ma viene anche chiamato con il nome di cristallo di rocca, che deriva dalla parola greca krustallos che significa ghiaccio, a causa della credenza, che il cristallo di rocca si fosse formato dal ghiaccio.
La pietra quarzo ialino è il minerale più diffuso sulla terra e si forma in tutti gli ambienti e tutti i tipi di roccia, ed è conosciuto da moltissimo tempo. Plinio il Vecchio lo cita nella sua Naturalis Historia, Omero nella sua Iliade ne descrive le caratteristiche, Aztechi e Maya usavano teschi di quarzo ialino per rituali di potere, gli antichi Greci credevano che gli Dei bevessero l’Ambrosia, il famoso nettare, dai calici di cristallo di rocca, in asia si è sempre parlato di quarzo ialino come “una pietra di luce staccata dal trono celeste”, mentre nella mitologia aborigena australiana, il quarzo è la sostanza più comunemente identificata con la sostanza mistica chiamata “mabain” con cui gli “uomini saggi” (chiamati karadjis) ottengono i loro poteri magici.
Il quarzo ialino è la pietra di guarigione più versatile e potente tra tutti i cristalli, grado di lavorare su qualsiasi condizione. Notevole è la sua capacità di amplificare le energie sottili che lo circondano, comprese quelli di tutti gli altri cristalli.
Rafforza notevolmente l’aura, ed è usato per attivare e allineare tutti i chakra, anche i chakra transpersonali. Il cristallo di rocca fornisce maggiore energia, e stimola il sistema immunitario a prevenire le malattie gravi.

Il cristallo di rocca facilita il funzionamento cardiaco, previene l’infarto, porta ossigeno nel cervello, e stabilizza la pressione sanguigna. Nella meditazione, il quarzo ialino rafforza il proprio campo energetico e se usato insieme con la ematite facilita la messa a terra ed il radicamento. Permette inoltre la chiarezza emotiva e la purezza del cuore, amplificando le intuizioni spirituali.
La mala è un filo di grani molto in uso nelle culture e discipline spirituali orientali, usati nella recitazione dei mantra. È uno strumento pratico e allo stesso tempo pieno di simbolismo. Di solito una mala consiste di centootto grani più piccoli e di un grano più grande che rappresenta uno stupa. La parte appuntita e superiore di questo piccolo stupa rappresenta lo “stato di verità” che è raggiunto quando si è realizzato che non è possibile trovare un ego o un “io” realmente esistente in modo indipendente e duraturo. Nello “stato di verità” tutte le qualità della mente possono manifestarsi liberamente. La parte rotonda del “grano stupa” mostra a sua volta la gioia che appare quando l’illusione di un ego scompare e tutte le energie che solitamente sono limitate da speranze e paure, da concezioni rigide e dalle preoccupazioni sul passato e sul futuro, vengono liberate. Simbolizza anche l’enorme gioia che si manifesta quando si è liberi da qualsiasi tipo di artificiosità. Quando realizziamo che non c’è alcun ego, e conseguentemente sperimentiamo la grande gioia che questa realizzazione comporta, allora le qualità che otteniamo si mostrano, sotto forma di diverse attività, azioni e consapevolezze che il nostro spirito rivela. Quando si usa una mala si recita un mantra per ogni grano. Si gira il pollice in senso orario su ogni grano e, quando si arriva al “grano stupa” si gira e si riprende a sgranare la mala nel verso opposto. Durante la meditazione è importante essere consapevoli e focalizzati sulla natura divina dello spirito e del suo legate sia con la terra che con il cielo. In questa fase della meditazione possiamo usare la sensazione della mala e la ripetizione del mantra per rafforzare l’esperienza dell’essere nel campo di consapevolezza. In questo tipo di meditazione si ha un approccio completo in quanto la consapevolezza della mente è con il lo spirito, la parola con il mantra e il corpo con la mala. Quando a volte capita, e capita spesso, che la mente non è focalizzata o che la parola perde qualche mantra, una parte della nostra consapevolezza sarà ancora in meditazione grazie al movimento della mala nella mano. In questo modo la mala può veramente essere di beneficio. Ci sono diverse spiegazioni sul perché la mala ha 108 grani. Ad esempio possiamo pensare che ci sono otto diversi tipi di coscienza. Primo, ci sono cinque tipi di coscienza relative ai sensi: gusto, olfatto, vista, tatto e udito. Il sesto tipo è un livello di coscienza che ha una funzione di tenere un occhio su ciò che accade, come se fosse un poliziotto. Il settimo tipo è la coscienza che elabora il linguaggio, i simboli e la percezione e l’ottavo è la “coscienza deposito” che potremmo paragonare al nostro subconscio. Dopo aver raggiunto la completa illuminazione, questi otto tipi di coscienza saranno trasformati in una perfetta consapevolezza intuitiva in grado di conoscere tutto. In questo stato, le cose non sono più sperimentate solamente attraverso i sensi, ma anche direttamente attraverso le vibrazioni di ogni atomo del nostro corpo. Questo stato è possibile perché lo spazio è, per sua natura, in essenza consapevole. Questa condizione è possibile perché lo spazio è per sua natura in essenza consapevole. Lo spazio non è un buco nero o qualcosa che separa le cose, ma un collegamento con l’informazione che contiene. Quando gli otto tipi ordinari di consapevolezza si trasformano nella “consapevolezza che conosce e realizza tutto”, cento aspetti di buddha, quarantadue buddha pacifici e cinquantotto irati, si risveglieranno dentro di noi. Quindi il numero dei grani, centootto, rappresenta gli otto tipi di coscienza con cui la nostra mente funziona in modo ordinario e i cento buddha che si manifesteranno quando la mente realizzerà la sua natura illuminata.

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