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Misteri Elusini: La speranza della vita oltre la morte.

Mysteria, plurale di mysterion, era il nome dato in Atene ad alcune feste in onore delle dee Demetra (Demeter) e Persefone (Persephone).
Le parole connesse con mysteria (e.g. mystes, mistikos) non richiamano le forme della mistica orientale ed occidentale, ma l’atmosfera di una festa notturna. Nelle Rane di Aristofane l’aura mistica che accarezza coloro che si avvicinano ai beati mystai, gli iniziati che danzano nell’aldilà, è l’odore delle fiaccole ardenti (daidon aura mystikotate).
I Mysteria erano un periodo di festa, durante il quale si svolgevano azioni sacre, riti e celebrazioni. Scrive Plutarco:
“en Elesusìni metà ta Mysteria tes panegyreos akmazoùses eistiòmeta … (In Eleusi, dopo i Mysteria, quando la riunione festiva era ancora al suo culmine, siamo stati ospitati …)” Plutarco Conv. II 2.
La radice verbale my(s)- è attestata nel greco miceneo.
Affine alla famiglia verbale di mysteria è telein (celebrare, iniziare); telete (festa, rito, iniziazione); telestes (sacerdote dell’iniziazione); telesterion (palazzo dell’iniziazione).
Due aggettivi si trovano strettamente connessi con Mysteria: aporrheta (proibiti) e arrheta (indicibili).

I culti religiosi organizzati dalla polis erano indirizzati alla salvezza della polis stessa. Si richiedeva la protezione degli dei contro gli eserciti invasori, l’allontanamento delle epidemie, la cessazione delle carestie, ecc. Da notare che nella liturgia cristiana si prega ancora “Libera nos Domine a peste, a fame, a bello”.
I Mysteria erano forme di culto personale e miravano alla beatitudine dell’individuo dopo la morte.
Non si devono confondere i Mysteria con le forme di culto votivo-pratico, ossia con la forma religiosa del “Se … allora …” (da ut dem), molto frequente nell’antica Grecia, ma diffusa anche ai nostri giorni.
Gli oggetti votivi che sono stati trovati ad Eleusi testimoniano solo della esistenza del comune culto votivo accanto alla forma religiosa soteriologica specifica dei Mysteria.
In un epitaffio del II secolo d.C. si afferma che quanto è stato “mostrato” dallo ierofante durante le notti sacre “è che la morte non solo non è un male, ma anzi è un bene” Inscriptiones Grecae II/III 3661, 6.
Platone ha scritto:”Quando ci si avvicina all’attesa della morte, compaiono la paura e la preoccupazione di cose alle quali non si era mai pensato” Platone, Repubblica 330d.
Plutarco ha scritto:”Molti pensano che una qualche sorta di iniziazione e purificazione saranno d’aiuto: una volta purificati, credono, continueranno a suonare e danzare nell’Ade in luoghi ricolmi di splendore, aria pura e luce” Plutarco, Non posse 1105b.

La festa dei Mysteria si svolgeva due volte ogni anno.
I Mysteria minori erano celebrati nel mese di Anthesterion (da metà febbraio a metà marzo) ad Agrai, un sobborgo di Atene. Avevano la funzione di purificazione preliminare con abluzioni nel fiume Ilisso.
I Mysteria maggiori erano celebrati nel mese di Boedromion (da metà settembre a metà ottobre) ad Eleusi, una città a circa 20 chilometri a nord-ovest di Atene, sul golfo Saronico, di fronte all’isola di Salamina.
I Mysteria non potevano essere celebrati al di fuori di Eleusi, luogo prescelto dalla dea Demetra. Pertanto non fu possibile alcuna diffusione del culto al di fuori del luogo consacrato, in contrasto con altri tipi di sacro mistero.

Ad Atene, ai piedi dell’acropoli, al margine dell’agorà, c’era un santuario, l’Eleusinion, dove si svolgevano i riti connessi con i Mysteria. Da qui partiva la processione diretta ad Eleusi. La processione venne sospesa durante la fase finale della guerra del Peloponneso. Nel 407 Alcibiade, che era stato accusato di aver profanato i sacri misteri nel 415 a.C., mostrò la sua pietà religiosa conducendo nuovamente la processione con la scorta dell’esercito. vedi Plutarco, Alcibiade 34, 3-6.
La processione si svolgeva dapprima da Eleusi ad Atene, dove venivano portati gli oggetti sacri, e sei giorni dopo da Atene ad Eleusi. Partecipavano iniziati, inizianti e giovani (efebi). A partire dal 330 a.C. gli efebi assunsero un ruolo progressivamente sempre più rilevante. Ancora nel III secolo d.C. si trovano disposizioni per il magistrato responsabile degli efebi affinché organizzi la processione secondo gli antichi costumi. vedi Inscriptiones Grecae 1078 (circa 225 d.C.).
Gli ateniesi decretavano per mezzo di araldi un periodo di tregua per la celebrazione dei piccoli e grandi Misteri Eleusini.
L’atto rituale nei Mysteria non si eseguiva sull’immagine cultuale della divinità, ma sulle persone che partecipavano alla festa. Il mystes, l’iniziato, subiva i misteri, ne era oggetto, ma nello stesso tempo ne era soggetto.
I Mysteria erano la festa dell’entrata nell’oscurità e dell’uscita verso la luce.
Il rito era composto da dròmena (cose fatte), legòmena (cose dette) e deiknùmena (cose mostrate)
La segretezza dei Mysteria consisteva nella indicibilità della esperienza (pathein), indipendentemente dalla volontà dei partecipanti al culto. Il divieto di esplicitare le forme del culto si aggiunse a questa indicibilità fondamentale.
Non si aveva apprendimento (mathein) che all’inizio, poi si trattava di un mutamento di coscienza (diathetenai).
Proclo scrisse che le teletai “provocano consonanza delle anime con il rito (dromena) in una maniera a noi incomprensibile, e divina, di modo che alcuni degli inziandi sono presi dal panico, colmi come sono di divino orrore; altri si assimilano ai simboli sacri, abbandonano la loro identità, acquistano familiarità con gli dei, e sperimentano la possessione divina” Proclo, In Remp. II 108 17-30 Kroll.

Il simbolismo dei Mysteria comunicava messaggi di vita e di speranza. Demetra era la Madre Terra e Persefone era il soffio vitale presente nel grano. I morti tornavano nel grembo della Madre Terra. Spighe d’oro venivano seppellite con i morti. La spiga di grano presentata dallo ierofante rappresentava il ciclo di vita: concepimento, crescita, morte e nuova vita.

I cristiani vennero a conoscenza del fatto che, al culmine della celebrazione, veniva mostrata in silenzio una spiga e seppero delle parole che venivano dette dai mystes: “Piovi”, guardando il cielo, e “Porta frutto”, guardando la terra. Non compresero e schernirono i Mysteria. Ippolito scrisse: “touto … estì tò mèga kai àrreton Eleusinìon mystèrion” (“Ecco il grande ed indicibile mysterion elusino”) Ippolito, Philosophumena V 7, 34. Da notare che le due frasi, ritenute segrete, comparivano sull’iscrizione di un pozzo presso la porta di Dipylon ad Atene e che tutti gli iniziati portavano spighe di grano.

Un altro cristiano, il vescovo Asterio, scrivendo intorno 440, quando ormai i pagani non potevano più smentirlo, affermò che una ierogamia avveniva in una camera sotterranea del santuario e concluse “una gran folla crede che la propria salvezza dipenda da ciò che fanno i due (lo ierofante ed una sacerdotessa) nelle tenebre” Engomion per i Santi Martiri, in Patrologia graeca, vol. XL, col. 321. Ovviamente non è stata trovata alcuna camera sotterranea, nonostante gli scavi nel telesterion siano arrivati fino alla roccia.
I Misteri Eleusini erano celebrati da magistrati civili e dai membri di due stirpi ateniesi: i Cerici e gli Eumolpidi. Queste due stirpi continuarono a offrire i loro servizi dalla più remota antichità fino alla fine del IV secolo quando i cristiani soppressero il culto.
Un basileus (re), periodicamente eletto, era incaricato dalla polis di Atene di sovrintendere alla organizzazione dei Misteri.
Un collegio di epistatai (magistrati civili) si occupava delle finanze.
Nella famiglia degli Eumolpidi veniva scelto lo hierophàntes (il primo sacerdote), letteralmente “colui che mostra gli oggetti sacri”.
I Cerici ricoprivano le due cariche immediatamente inferiori: il daduchos (portatore della torcia), che accompagnava lo ierofante nei momenti più solenni, e lo hierokerux (araldo sacro), che aveva il compito di aprire ufficialmente i Misteri.
I membri di entrambe le famiglie potevano celebrare i sacri riti.
Ai Misteri Eleusini erano ammessi uomini e donne, liberi e schiavi, greci e barbari purché parlassero la lingua greca. Erano esclusi solo gli impuri, coloro che avevano sparso il sangue di altri uomini.
I mystai (inizianti) potevano ritornare l’anno seguente come epoptai (iniziati).
La partecipazione ai sacri Misteri non costituiva l’entrata in alcuna organizzazione o struttura di qualsiasi tipo.

Ogni iniziato, dopo la celebrazione delle sacre notti, ritornava alla sua vita di ogni giorno. Ma ogni mystes ricordava la sua esperienza e i symbola o synthemata che aveva appreso.
La partecipazione ai Mysteria di Eleusi non era esclusiva. Si poteva partecipare ad altri sacri misteri ed essere devoti anche ad altri dei. La libertà di culto era momento essenziale nel concetto di religione degli antichi. Non esistevano eretici, apostati o religioni concorrenti contro cui combattere. Nessuno aveva sviluppato una organizzazione esclusiva religiosa, ad eccezione degli ebrei. E i cristiani imiteranno gli ebrei rifiutando di integrarsi nell’Impero Romano e costituendo una propria società alternativa che riuscirà ad impadronirsi dell’Impero.
Il 16 di Boedromion (il primo di ottobre) avveniva la convocazione degli iniziati.
Il 17 aveva luogo la cerimonia di purificazione. Gli iniziandi, accompagnati da mistagoghi, si recavano alla baia del Falero al grido di “Halade mystai” (Iniziandi al mare) e si tuffavano in acqua con un porcellino destinato al sacrificio. Dopo la purificazione tornavano in città, incoronati di mirto e con una veste nuova.
Il 19 partiva da Atene la processione per riportare ad Eleusi gli oggetti sacri (hiera). Sul fiume Cefiso si svolgeva un’altra cerimonia di purificazione con un bagno rituale.
Alla sera la processione arrivava ad Eleusi, la cerimonia pubblica aveva termine nel cortile esterno del santuario ed iniziavano le celebrazioni riservate agli iniziandi. La notte era dedicata a danze e canti in onore di Demetra e Persefone.
Il 20 gli inizianti digiunavano ed offrivano sacrifici.
Gli inizianti non potevano bere vino, forse segno dell’antichità del rito, anteriore alla introduzione della coltura della vite. I partecipanti bevevano il ciceone, una bevanda sacra a Demetra, composta da acqua, farina d’orzo e menta. Forse si trattava di birra, conosciuta già nel III millennio a.C. dai Sumeri.
Nelle notti tra il 21 e il 23 le cerimonie segrete si svolgevano nel telestérion, un ampio locale coperto che poteva contenere centinaia di persone. Qui si svolgeva il rito di iniziazione che si concludeva con un grande fuoco ed una luce sfolgorante.
Nella prima notte si aveva l’iniziazione al livello più basso.
Nella seconda notte coloro che erano stati iniziati l’anno precedente divenivano epoptai.
L’inizio dei Mysteria si perde nella notte dei tempi. Sono accertati da documenti del VII secolo a.C., ma si hanno varie testimonianze della loro esistenza in epoca micenea (secoli XVI-XIII). Il culto è chiaramente di origine pre-ellenica e rimanda alle Dee Madri, presenti in tutto il Mediterraneo da tempi immemorabili.
Con i decreti di Teodosio il Grande, l’imperatore cristiano che dichiarò il cristianesimo religione di stato, la storia bimellenaria dei Mysteria giunse al suo termine. Nel periodo compreso tra il 391 e il 393 d.C. la persecuzione contro i pagani venne intensificata e i loro templi vennero chiusi e la stessa fine fece il santuario di Eleusi. Il santuario venne incendiato nel 396 d.C. dai Goti guidati da Alarico.

Nelle Leggi Cicerone scrive: “… initiaque ut appellantur ita re vera principia vitae cognovimus neque solum cum laetitia vivendi rationem accepimus sed etiam cum spe meliore moriendi (… abbiamo conosciuto gli initia, i veri principi della vita, ed abbiamo ricevuto non solo una ragione per vivere lietamente, ma anche un motivo per morire con una migliore speranza)”.
Alcuni imperatori vollero essere iniziati ai Mysteria. Claudio tentò di trasferire il culto a Roma. Commodo venne adottato dal ghénos eleusino degli Eumolpidi.
Plutarco ha scritto che:

“Al momento della morte l’anima prova un’esperienza simile a quella di coloro che sono iniziati ai misteri … All’inizio vagare smarriti, faticoso andare in cerchio, paurosi percorsi nel buio, che non conducono in alcun luogo. Prima della fine il timore, il brivido, il tremito, i sudori freddi e lo spavento sono al culmine. E poi una luce meravigliosa si offre agli occhi, si passa in luoghi puri e prati dove echeggiano suoni, dove si vedono danze; solenni sacre parole e visioni divine ispirano un rispetto religioso. E là l’iniziato, ormai perfettamente liberato e sciolto da ogni vincolo, si aggira, incoronato da una ghirlanda, celebrando la festa insieme agli altri consacrati e puri, e guarda dall’alto la folla non iniziata, non purificata nel fango e nelle tenebre, e, per timore della morte, attardarsi fra i mali invece di credere nella felicità dell’aldilà”.
Plutarco, Fragmenta 168 Sandbach = Stobeo 4, 52, 49.

Riferimenti bibliografici:

Antichità classica
Garzanti
Enciclopedia dei miti
Garzanti
Inni omerici (a cura di F. Cassola)
Mondadori
Storia Universale dell’Arte – Antichità classica
De Agostini
Burkert W.
Antichi culti misterici
Laterza
Burkert W.
Mito e rituale in Grecia
Mondadori
Eliade M.
Storia delle credenze e delle idee religiose – I Dall’età della pietra ai Misteri Eleusini
Sansoni
Flacelière R.
La vita quotidiana in Grecia nel secolo di Pericle
Rizzoli
Graves R.
I miti greci
Longanesi
Jung C. G. – Kerényi K.
Prolegomeni allo studio scientifico della mitologia
Boringhieri
Kerényi K.
Gli Dei e gli Eroi della Grecia
Garzanti
Musti D.
Storia greca
Laterza
Price S.
Le religioni dei greci
Il Mulino
Puech H-C.
Le religioni del mondo classico
Mondadori
Sacks D.
Dizionario dell’antica Grecia
Newton
Vernant J.P. (a cura di)
L’uomo greco
Laterza

Sito:http://www.maat.it/livello2/misteri-eleusini.htm

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C'è polvere ed è sporca, ma nella soffitta trovi ricordi e melodie di un tempo perduto. Entrate e rimanete, entrate e saggiate il mistero del tempo, antico come le rime di un incantesimo, antico come il sapore di cannella. Siamo figlie della Dea Antica, ne pratichiamo il culto, e diffondiamo il suo verbo. )O( Siate Benedetti.

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