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**L’emblema del Leone**

Al Leone sono riconducibili tutti i miti solari, che sono tantissimi e i più antichi, vista l’importanza generativa del Sole: in Egitto abbiamo Ra (divenuto in seguito Amon-Ra, per via del sincretismo con il dio tebano Amon), poi tradottosi nel mito di morte e rinascita di Osiride; in Giappone la divinità solare Amterasu è femminile, in India Surya guidava un carro trainato da un cavallo a sette teste, presso gli Inca il dio Inti era figlio di Viracocha (o Kon Tiki Viracocha) lo Splendore Originario o Il signore, il Maestro del Mondo; in Grecia domina Zeus (Giove), ma la caratteristica solare riguarda anche Apollo, splendente signore delle arti e dio virile per eccellenza (il romano Sol) ed Helios (che era raffigurato nel Colosso di Rodi, tipica manifestazione della magnificenza leonina).

Interessante la correlazione che si può riscontrare tra tre grandi figure “solari”: Horus in Egitto, Mitra in Persia e Gesù Cristo nell’Occidente, accomunati da diverse somiglianze nel racconto che è stato fatto della loro vita, e simbolicamente legati alla stessa festività del 25 Dicembre, il Dies Natalis Solis Invicti, che altro non è che il momento in cui dopo il suo punto più basso all’orizzonte, tre giorni di stasi (Sol-stizio, vuol dire “Sole fermo”) e il suo minimo potenziale di calore (pieno inverno), il Sole ricomincia a salire, e le giornate ad allungarsi, e la Luce vince sulla Notte. Il culto misterico e iniziatico di Mitra, molto diffuso nell’antichità, rivaleggiò per secoli col Cristianesimo per la palma di religione dominante: l’iconografia del culto è praticamente costituita da un’unica immagine: la tauroctonia, che raffigura Mitra (Sole invincibile, nell’interpretazione classica), che uccide un toro. Il Dio indossa un mantello ornato di stelle e spinge la spada nel collo possente dell’animale. Agli angoli della scena compaiono spesso personificazioni del Sole e della Luna, nelle figure di due portatori di torce, i quattro venti, i dodici dei associati ai pianeti, i segni zodiacali, un cane e un serpente che sembrano bere dalla dalla ferita sanguinante del toro morente, uno scorpione che punge i testicoli dell’animale per indebolirlo, un corvo e un leoncino.

Il mito classico più celebre per la sua simbologia leonina è certamente quello di Eracle (o Ercole), figlio di Zeus che aveva sedotto con l’inganno la restia Alcmena (sposata ad Anfitrione) prendendo le sembianze del marito; inoltre per garantire l’immortalità alla sua progenie, Zeus avvicina il neonato Eracle al seno di Era dormiente, in modo che il suo latte lo renda immortale. Era si svegliò di soprassalto (e una goccia di latte caduto dal suo seno divenne la Via Lattea!), e adirata mandò due serpenti per soffocare il doppio tradimento del consorte, ma il bimbo si dimostrò fortissimo e li uccise. Crescendo, Eracle viene considerato il Gigante Buono perché usa la sua forza solo per difendersi e difendere, mai per attaccare. Era, non sopportando la felicità di Eracle, gli procura una temporanea follia, e preso da furia improvvisa, Eracle uccide la moglie Megara e i figlioletti. Ritornato in sé Eracle si strugge nel rimorso, nel senso di colpa; per sollevarlo da tanta disperazione, il suo amico Teseo gli consiglia di consultare l’Oracolo a Delfi. Lì gli viene suggerito di mettersi, per espiazione, al servizio del Re Euristeo che gli impone le famose Dodici Fatiche.

La prima di queste consistette nell’uccidere il Leone di Nemea, bestia indomita la cui pelle era invulnerabile a tutte le armi allora conosciute. Dopo un terrificante corpo e corpo nel fondo di una caverna in cui la bestia si è nascosta, Eracle uccide il Leone soffocandolo, lo scuoia, ne indossa la pelle come trofeo e si mette in testa il suo cranio a mò di elmo. Dopo tante avventure e incredibili imprese, Eracle trova la morte vestito della tunica avvelenata che la sua stessa amata Deianira gli aveva inavvertitamente regalato: per la prima volta impotente e in preda al dolore, si costruisce una pira ardente e si lascia bruciare. È il Fuoco a consumare le spoglie mortali, mentre la forma immortale di Ercole viene recuperata da Zeus stesso e ricondotta all’Olimpo, di cui Eracle diventa il guardiano.

Tratto da http://www.astrologiarchetipica.it

La Soffitta delle Streghe

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C'è polvere ed è sporca, ma nella soffitta trovi ricordi e melodie di un tempo perduto. Entrate e rimanete, entrate e saggiate il mistero del tempo, antico come le rime di un incantesimo, antico come il sapore di cannella. Siamo figlie della Dea Antica, ne pratichiamo il culto, e diffondiamo il suo verbo. )O( Siate Benedetti.

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