Feste della ruota dell'anno, News, Pensieri della Soffitta

La Zucca di Cenerentola.

La più celebre zucca della letteratura occidentale è quella di “Cenerentola” di Charles Perrault. La fiaba, che è anche allegoria di una rinascita dagli inferi al cielo, o del passaggio dalla luna nera o cinerina alla luna piena, riflette il simbolismo della zucca che, con i suoi molti semi, fu considerata l’emblema della Resurrezione dei morti: tant’è vero che nelle tombe di Wurtenberg si sono trovate noci, nocciole e zucche, considerate eccellenti per salire al cielo.
Non a caso nella festa di Hallowe’en, che si celebra nella notte fra il 31 ottobre e il 1°novembre, si svuotano le zucche e dopo averle trasformate in mostruose teste, illuminate da un lumino acceso al loro interno, si sistemano sui davanzali o agli angoli delle cie per rappresentare l’arrivo dei morti nella notte che fra i Celti segnava il Capodanno; e proprio in ogni Capodanno si ha un rimescolamento di vita e una con-fusione da cui rinascerà il cosmo rinnovato, la nuova vita.
Nella città graca di Sicione si adorava una dea, Kolokasia Athenai. Siccome Atena è un’altro nome della Luna, è evidente come la zucca sia consacrata alla Grande Madre e simboleggi anche fecondità e abbondanza.
Nell’America centrale ha assunto un ruolo affine a quello dell’uovo cosmico orfico o bramanico. Una laggenda racconta di come Iaia un uomo potentissimo, dopo la morte del figlio, decise di seppelirlo in una zucca. Quando andò ad aprirla per piangere i resti, trovò al suo interno balene, pesci, quasi fosse stata un oceano. Un giorno dei ladri decisero di rubarla, ma cadendo, si spaccò in tanti cocci e si formarono gli oceani e i mari.
Secondo un altro mito indocinese, l’umanità fu distrutta dal diluvio, tranne un fratello e una sorella che si sposarono; la donna partorì una zucca e i suoi semi diedero origine alle razze umane.
Una zucca simile a quelle leggendarie è descritta da Teofilo Folengo nelle Maccheronee, così immensa da essere la patria di poeti, cantanti, astrologi e negromanti.
In Europa la zucca di forma tondeggiante ha evocato la testa umana con valenza negativa, perché alla sua bellezza e grossezza non corrisponde un altrettanto valore nutritivo. E’ anche insipida, per questo si è associata a simbolo di nullità e scarsa intelligenza. Tuttavia contiene le vitamine A e C e numerosi oligoelementi, è molto digeribile e i semi sono tossici per i vermi come la tenia e gli ascaridi.
Albrecht Durer, l’ha dipinta come emblema di brevità della vita, la quale in “brevissimo spazio di tempo diventa altissima e in pochissimo tempo poi perde ogni suo vigore e cade a terra”.
Non diversamente nella Speranza fallace, appare la zucca che una donna tiene nella mano sinistra insieme con una nottola, simbolo di chi vola nel buio. La stessa immagine può evocare al contrario, una mente illuminata, dal momento che il pipistrello con la sua potente vista notturna, rappresenta l’abilità di vedere oltre le illusioni. Lo stesso volatile, rappresenta anche la dissoluzione dell’ego e cosa ci dissolve meglio della morte, che libera lo spirito dal corpo? Non a caso, veste il colore della notte e della putrefazione alchemica.
Un’altra famosa leggenda che riguarda la zucca è quella che narra dell’irlandese Jack, un fabbro astuto, avaro e ubriacone, che si prese gioco del diavolo per ben due volte. Durante la propria vita commise tanti peccati che, quando morì, rifiutato dal paradiso e presentatosi all’Inferno, venne “cordialmente” scacciato dal demonio e da allora vaga come anima tormentata. All’osservazione che era freddo e buio, il demonio gli tirò un tizzone ardente, che Jack posizionò all’interno di una rapa che aveva con sé. Cominciò da quel momento a girare senza tregua alla ricerca di un luogo di riposo sulla terra. Hallow’en sarebbe dunque il giorno nel quale Jack va a caccia di un rifugio. Gli abitanti di ogni paese sono tenuti ad appendere una lanterna fuori dalla porta per indicare all’infelice anima che la loro casa non è posto per lui.
L’uso della zucca era ben presente anche nella cultura contadina della Toscana dov’era detta “Morte secca”.
Una pratica identica era presente nel Lazio del Nord, dove la zucca era detta “la Morte“.
L’uso di intagliare le zucche e illuminarle con una candela si ritrova anche in Lombardia e in Liguria, ad esempio nella cultura tradizionale di Riomaggiore nelle Cinque terre, così come in tutta la Pianura Padana e nelle Dolomiti. A Parma tali luci prendono il nome di lümera.

Bibliografia:
Florario di Alfredo Cattabiani

**Possiate essere benedetti sempre**
La soffitta delle streghe
www.lasoffittadellestreghe.it )O(

About La Soffitta delle Streghe

C'è polvere ed è sporca, ma nella soffitta trovi ricordi e melodie di un tempo perduto. Entrate e rimanete, entrate e saggiate il mistero del tempo, antico come le rime di un incantesimo, antico come il sapore di cannella. Siamo figlie della Dea Antica, ne pratichiamo il culto, e diffondiamo il suo verbo. )O( Siate Benedetti.

Related Posts

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *