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Biancospino

Il biancospino è il messaggero della stagione calda, dell’estate, dei mesi in cui si iniziano a raccogliere i primi frutti di ciò che è stato seminato.
Viene associato alla crescita della vegetazione, ai riti di primavera, come quelli che si svolgevano durante la festa di Beltane (1 maggio), alla fertilità, al matrimonio, o più semplicemente all’Amore puro che sboccia nell’unione degli opposti. Questa unione è compresa nell’albero stesso, nel quale si intrecciano armoniosamente sia il fuoco che l’acqua, sia la mascolinità che la femminilità, rappresentate dalle spine e dalla delicatezza inebriante dei fiori.
Secondo gli antichi, il biancospino era sacro alla Grande Madre nel suo aspetto di Vergine Cacciatrice, libera, sensuale eppure spietata guerriera; una Dea che mantiene e difende l’equilibrio superiore delle cose naturali, l’Armonia non solamente fatta di luce ed ordine, ma anche di oscurità e mutamento. L’essenza che il biancospino incarnava era quella più femminile, istintiva, intuitiva, puramente selvatica, e quindi apparentemente caotica, contrapposta a quella più razionalmente ordinata e maschile. Ma considerare l’essenza femminile come una rappresentazione del Caos forse significava semplicemente che questa, diversa da ciò che è umanamente conosciuto e conoscibile, pensabile e ordinato, fosse legata alle sfere sottili dell’Anima, a ciò che sta oltre la mente umana e che quindi non è da essa raggiungibile, comprensibile e “catalogabile”.
Il Caos, in questo senso, appare quindi come qualcosa che è semplicemente sconosciuto, apparentemente lontano, non conoscibile con mezzi puramente umani, ma non per questo disarmonico e “caotico”; al contrario, potrebbe essere infinitamente armonico, estremamente equilibrato, perfetto.

Presso i Celti il biancospino veniva chiamato Huath, che significa “terribile”. Questo nome richiamava lo spavento, il timore reverenziale verso ciò che è sconosciuto e che possiede un’energia magica molto potente. Non a caso l’albero era considerato la dimora segreta delle fate, degli spiriti del bosco e delle entità che abitano i mondi incantati, le quali potevano mostrarsi giocose e benevole verso coloro che le trattavano con rispetto, ma anche terribilmente ostili e dispettose verso coloro che non si curavano di loro, o peggio, le offendevano. Per questo il biancospino era molto onorato ed era assolutamente vietato abbatterlo. Coloro che volevano coglierne i rami avrebbero potuto farlo solamente la mattina di Beltane, perché solo in quel momento le fate avrebbero concesso di prenderne la quantità desiderata senza arrabbiarsi.
La presenza del biancospino sulla cima di una collina, inoltre, indicava che quel sacro luogo era popolato dalle creature magiche, e che forse poteva essere un accesso segreto all’Altromondo, alle dimensioni sovrasensibili ove è possibile ottenere la Conoscenza trascendente.
Ancora oggi si fa molta attenzione nel passare accanto a tre alberi di biancospino disposti a formare un angolo acuto, perché si pensa che essi sprigionino un potere magico molto forte, e probabilmente anche molto pericoloso.

Una delle proprietà magiche del biancospino è quella di proteggere dai fulmini. Si dice, infatti, che questo albero non venga mai colpito da essi e che quindi ci si possa riparare sotto ai suoi rami durante i temporali.
Sempre per proteggere dai lampi, ma anche dagli spiriti cattivi, si usava appendere i suoi rametti alle porte delle case, delle stalle e dei fienili. Così facendo ci si assicurava la presenza di armonia, gioia e amore, i doni delle fate.
Ma il compito forse più importante del biancospino era quello di proteggere le sorgenti e le polle di acque sacre, posto a difesa di esse come un inquietante e imprevedibile Guardiano.
In Irlanda, ancora oggi, le fonti sono attorniate e protette da alberi di biancospino e molte sono adorne di offerte, lumini e statuette votive donate al magico arbusto, in cambio della sua sottile e potente benedizione e della benevolenza degli spiriti naturali che in esso dimorano.

A Roma il biancospino era consacrato a diverse divinità femminili, come Flora, Dea della primavera e della vegetazione rigogliosa e lussureggiante, Cardea, Dea del parto e protettrice dei neonati, e Maia, che regnava nel mese di maggio, considerato il mese delle purificazioni, e quindi, della castità. In questo caso l’albero rappresentava la purezza.
La ninfa Carna, inoltre, veniva raffigurata con in mano un ramo di biancospino, ed era la protettrice dei cardini delle porte. Con il ramo spinoso ella scacciava gli spiriti maligni e le influenze negative che volevano penetrare nelle case attraverso gli usci.

Il Cristianesimo consacrò questo albero alla Madonna, per sostituire gli antichi culti rivolti alle divinità femminili, e nel Medioevo i suoi rami venivano usati come amuleti per allontanare il malocchio, le streghe e i vampiri.
Appartiene sempre al Cristianesimo la storia del Biancospino di Giuseppe di Arimatea, che narra di come il Santo, dopo aver raccolto il sangue di Gesù nella coppa che era stata usata nell’Ultima Cena, si recò in Britannia e dopo essere sbarcato sulle sue sponde giunse a Glastonbury. Qui piantò il proprio bastone nella terra e da esso nacque un grande e bellissimo biancospino che per secoli continuò a fiorire ogni Natale.

Le proprietà curative e le leggende che ruotano intorno al biancospino svelano, inoltre, la sua intima connessione col sonno, non quello comune che coglie ogni vivente, ma quello magico e consapevole, durante il quale si può giungere nell’Altromondo.
Il suo nome in islandese significa “spina dormiente” e secondo i miti nordici Odino usò una spina di biancospino per far cadere Brunilde in un sonno incantato. Ma non solo; anche nelle leggende celtiche legate ad Avalon si dice che Viviana, con una malìa, fece addormentare Merlino sotto ad un albero di biancospino, dove forse egli sta ancora dormendo, in attesa di risvegliarsi in tempi propizi al suo ritorno.
Nella fiaba della Bella Addormentata nel Bosco, la principessa Rosaspina cade in un sonno incantato che dura cento anni, dopo essersi punta con un fuso, che nei tempi antichi veniva costruito proprio con il legno del biancospino.
Infine, in un’altra storia, questa volta proveniente dalla Scozia, il giovane Thomas the Rhymer viene colto da un sonno irresistibile dopo essersi seduto sotto a un biancospino. Allora giunge ad incontrarlo la radiosa Regina delle Fate, che dopo essersi amorosamente unita a lui più e più volte, lo guida verso l’Altromondo, dove egli apprenderà molte cose di cui non è dato sapere.

Da questi racconti e antiche tradizioni traspare il potere sottile del biancospino di indurre ad un sonno magico che porta a distaccarsi dalla realtà quotidiana ed a ritrovarsi nelle dimensioni ultraterrene, sconosciute alla mente umana che, vigile e affollata di pensieri, è ben lontana dalla pace e dal silenzio. Questo splendido albero rappresenta uno degli accessi misteriosi che, se varcati da coloro che si affidano al sonno e lasciano senza rimpianti l’ordine razionale conosciuto, offrono le meravigliose visioni dell’Altromondo.
Ma il biancospino non è solamente l’albero del Sonno fatato, ma anche Colui che protegge i Dormienti, perché nulla di male accade loro mentre dormono serenamente sotto le sue fronde, ed essi sono liberi di lasciarsi trasportare dall’estasi, di viaggiare nell’Incanto senza temere pericoli.
Esso è il Guardiano dei luoghi e dei riti sacri e può mostrarsi meravigliosamente benevolo, donando benedizioni, doni magici e protezione, oppure offrire le sue spine acuminate, con tutte le loro spiacevoli conseguenze.
Come le fate che lo abitano, è un albero ambivalente, imprevedibile, indecifrabile.
È l’Inconoscibile che si rivela nell’intreccio complesso delle sue ramificazioni.
L’intrico “caotico”, che nel suo essere incomprensibile spalanca le porte della percezione profonda.
I suoi rami ritorti, i suoi numerosi fusti avviluppati, sembrano nascondere una sapienza preziosa.
Sapienza che potrebbe svelarsi soltanto a coloro che con fiducia si offriranno allo spirito del bianco arbusto e si lasceranno guidare da esso… abbandonati al suo sonno incantato, protetti dal suo sereno abbraccio.

Benedizioni.

La soffitta delle streghe)O(
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C'è polvere ed è sporca, ma nella soffitta trovi ricordi e melodie di un tempo perduto. Entrate e rimanete, entrate e saggiate il mistero del tempo, antico come le rime di un incantesimo, antico come il sapore di cannella. Siamo figlie della Dea Antica, ne pratichiamo il culto, e diffondiamo il suo verbo. )O( Siate Benedetti.

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