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Acca Larentia-Luperca, la “Prostituta”che allattò i Fondatori di Roma.

Tra le divinità Romane più antiche troviamo Acca Larentia, divinità non molto conosciuta nella sua forma originaria , ma ben nota nella sua forma posteriore come ” La Lupa” che allattò Romolo e Remo, i fondatori di quello che poi fu l’immenso e famoso impero Romano. Divinità Etrusca poi trasportata nel culto romano. Nel culto etrusco era una divinità pennuta , una divinità assimilabile alle Arpie o alle Sfingi , cioè divinità con aspetto triplice come la Grande madre.

Sulle origini della figura di Acca Larentia ci sono diversi miti. Uno dei primi la vede favorita dagli Dei dopo aver passato una notte in adorazione nel tempio di Eracle, da cui ebbe il dono di poter sposare un uomo ricchissimo Caruzio alla morte del quale ereditò un ‘immensa fortuna che a sua volta lascio , dopo la sua morte , in dono al popolo romano. Un altro mito la vede invece come una donna di dubbi costumi, sposa del pastore Faustolo, che nonostante tutto si prese cura dei due gemelli Romolo e Remo. In altri miti invece era una prostituta vera e propria, interessante notare che in quell’ epoca tra i romani una prostituta era chiamata anche lupa, che comunque si prese cura dei due gemelli trovatelli e li allevò, mentre in altri miti era la vera Lupa che allattò Romolo e Remo. La vera figura di Acca Larentia viene nascosta e confusa intrecciandosi tra vari miti, ma il filo conduttore tra tutte queste leggende è che Acca Larentia non è che un aspetto vasto e immenso della Grande Madre, nella sua forma forte e selvaggia come generatrice di ogni cosa che ci circonda, animali, piante, montagne e persino gli uomini.

Acca Larentia viene denominata dai romani “La Lupa”, Luperca, Colei che allattò Romolo e Remo , i gemelli che grazie alle sue cure poterono rivendicare le loro origini e fondare la città di Roma. La Lupa sempre fertile , simbolo di infinita fertilità, ma anche simbolo di morte e di deperimento che poi riporta tutto alla rinascita, con la sua infinita gestazione . La Dea Lupa, la prostituta sempre gravida che partorisce , da alla luce e poi riporta tutto nella sua grotta oscura. Il suo corpo dona l’amore, la gioia il dolore della procreazione, i suoi seni portano piacere e nutrimento, l’eterno e l’effimero. Un potere puro ed impuro, una forza ferina selvaggia ed al contempo mansueta e docile, una forza libera, priva di ogni catena che riconosce nel suo corpo il suo tempio sacro e ne dona i piaceri senza vincolo o legame. La Lupa selvaggia che porta all’interno del suo utero l’eterna ruota della nascita e della morte. Dea che che partorisce la luce ma anche Dea oscura ed infera della morte e della trasformazione.

Trasformazione che ci porta a migliorarci, questa luna di Gennaio, vuole mostrare il nostro lato selvaggio, il nostro corpo come tempio, perfezione che diventa un disegno matriarcale.

Ho avuto la fortuna di crescere nella Natura. Dai fulmini seppi della subitaneità della morte e dell’evanescenza della vita. Le figliate dei topolini mostravano che la morte era raddolcita da una nuova vita. Una lupa uccise un suo cucciolo ferito a morte; insegnò la compassione dura, e la necessità di permettere alla morte di andare al morente. I bruchi pelosi che cadevano da gli alberi e faticosamente risalivano m’insegnarono la determinazione. Dal loro solletico, quando mi passeggiavano sul braccio, imparai come la pelle può risvegliarsi e sentirsi viva. Donne che corrono coi lupi – Clarissa Pinkola Estés

Sia sempre Libere e selvagge.

La soffitta delle Streghe

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C'è polvere ed è sporca, ma nella soffitta trovi ricordi e melodie di un tempo perduto. Entrate e rimanete, entrate e saggiate il mistero del tempo, antico come le rime di un incantesimo, antico come il sapore di cannella. Siamo figlie della Dea Antica, ne pratichiamo il culto, e diffondiamo il suo verbo. )O( Siate Benedetti.

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