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8 Marzo Festa della Donna: Nel Ricordo della Filosofa Ipazia.

La filosofa Ipazia viene uccisa da un gruppo di fanatici cristiani l’8 marzo del 415 d.C.

Nel IV secolo ad Alessandria d’Egitto, nacque Ipazia; la data della nascita è considerata intorno al 370 d.C.
Astronoma, matematica e filosofa a lei è dovuta l’invenzione dell’astrolabio e dell’idroscopio, matematica e poetessa, Madre Natura la fornì, oltre della sua straordinaria intelligenza, di una incomparabile bellezza e questa donna dalla mente libera e con i suoi studi divenne, come scrivono gli storici del suo tempo, persino migliore di suo padre, anch’esso filosofo e pensatore.
Donna della virtù del sapere, la filosofa, al termine delle sue giornate di lavoro e di ricerca, indossava il tribon – come si addiceva ai grandi filosofi – e sulla piazza di Alessandria insegnava e introduceva i suoi allievi alle scienze matematiche, all’astronomia ed alla filosofia, spiegando – per oltre vent’anni – a chiunque volesse ascoltarla, Platone o Aristotele e le opere di altri filosofi.
Non era più Atene la città maestra della filosofia e ciò emerge dagli scritti di Sinesio, suo allievo: ” Atene, che fu un tempo la sede dei sapienti, viene ora onorata solo dagli apicultori”.
Di Ipazia non ci è pervenuto al contrario materiale scritto anche se dalle fonti sappiamo che era seguace della dottrina neoplatonica e guidò per diverso tempo la stessa scuola di Alessandria.
Scrive Socrate Scolastico: “era giunta a tanta cultura da superare di molto tutti i filosofi del suo tempo, a succedere nella scuola platonica riportata in vita da Plotino e a spiegare a chi lo desiderava tutte le scienze filosofiche. Per questo motivo accorrevano da lei da ogni parte tutti coloro che desideravano pensare in modo filosofico”.
Poiché questa era la natura di Ipazia, “astro incontaminato della sapiente cultura”, la gran parte della sua città l’amava, la ossequiava grandemente e le persone che ogni volta si prendevano carico delle pubbliche questioni, erano solite recarsi prima di tutto da lei.
Con la chiusura dei templi pagani e le persecuzioni ai danni dei non-cristiani, Ipazia divenne presto simbolo della resistenza culturale ellenica. Si racconta che cominciò anche ad insegnare a chiunque volesse ascoltarla, tenendo orazioni in pubblico. La sua figura scatenò probabilmente le ire del nuovo vescovo della città, Cirillo.
Questi, come scrive il filosofo Damascio, «il vescovo era a capo della setta avversa» (in origine setta, come un insieme di persone che seguivano una dottrina religiosa o filosofica), mettendoli rispettivamente Ipazia dalla parte pagana e il vescovo “ovviamente” da quella cristiana, in una città molto agitata dalle opposte fazioni, timoroso dell’eccessiva popolarità di Ipazia istigò i fedeli contro la filosofa, avvenne così che la filosofa, in un giorno di quella primavera, mentre rientrava a casa dopo una sua pubblica apparizione, una moltitudine di uomini – antichi monaci parabalani imbestialiti – la tirarono giù dalla carrozza, la trascinarono nella Chiesa del Cesareo e la spogliarono dalle vesti; nuda la massacrarono con ferocia, le cavarono gli occhi ancora viva e le scorticarono la carne con cocci aguzzi di terracotta. Infine, ridotta in brandelli, la trasportarono al Cineran e la diedero alle fiamme.
Un’infamia alla ragione, alla conoscenza ed al sapere, compiuta dal fanatismo religioso e turbolento che nulla aveva a che fare con lo spirito e con il sublime messaggio di Gesù Cristo. Come nulla ha a che fare con lo spirito e con la giustizia divina, quella politica chiaramente anticristiana e contaminata dall’interesse del potere che, ieri come oggi, corre alla Chiesa sperando di ottenere un maggior consenso elettorale e la Chiesa sovente presta il fianco in un profondo peccato.
La morte di Ipazia segna un importante spartiacque nella storia dell’impero e della filosofia; si rende evidente la superiorità del cristianesimo e la sconfitta definitiva della cultura ellenistica che per secoli è stata padrona del Mediterraneo.

Possiate essere sempre benedetti )O(

(immagine tratta dal film “Agorà”)
Testo tratto da :
http://movimenti.ning.com/ Convegno su Ipazia
riadattato successivamente da La Soffitta delle Streghe )O(

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C'è polvere ed è sporca, ma nella soffitta trovi ricordi e melodie di un tempo perduto. Entrate e rimanete, entrate e saggiate il mistero del tempo, antico come le rime di un incantesimo, antico come il sapore di cannella. Siamo figlie della Dea Antica, ne pratichiamo il culto, e diffondiamo il suo verbo. )O( Siate Benedetti.

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One thought on “8 Marzo Festa della Donna: Nel Ricordo della Filosofa Ipazia.

  1. Clara Cappelli ha detto:

    articolo molto bello. Vorrei solo fare un appunto: la data dell’8 marzo come giorno della morte non credo sia realmente verificabile e già dalle note di wikipedia si legge “L’ipotesi che Ipazia sia morta l’8 marzo è solo un’ipotesi suggestiva, formulata dopo l’istituzione, in quel giorno, della «festa della donna»: Adriano Petta e Antonio Colavito, Ipazia, scienziata alessandrina 8 marzo 415 d.C. http://www.universitadelledonne.it/petta.htm
    grazie

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